Ereditame

Rivedo in sogno i miei (ex) studenti. Scena realistica, entravo in classe. C’era Z., il bocciato number one della classe tremenda. Girava il banco e la sedia per darmi le spalle.Tutta la classe era seduta di spalle in segno di sfida. Io impotente nel cercare di arginare l’anarchia montante, rilevavo nuove facce sconosciute e sogghignanti sguardi d’intesa. Via via la babilonia si faceva più sinistra e allucinata.

Guano Apes, “Open Your Eyes”.

LadyHawk

Ladyhawk vuole che ci “frequentiamo”.

Stiamo ai capi opposti del mondo, e non ci vediamo da 4 anni.

Mi scrive almeno 2 volte al giorno e si adombra se non rispondo. Adesso vuole anche il messaggino della buona notte.

C’è qualcosa che non quadra in tutto questo.

Forse, il fatto che io accetti.

The Way I Am Stoopid

E’ successo un’altra volta.

Lavorare per mesi su una cosa, che poi si rivela inutile quando è troppo tardi per rimediare.

Sempre così. SEMPRE.

 

SEMPRE.

 

Non penso? sì, penso. So quasi sempre i perché.

Penso, rifletto, considero, valuto. Mi vengono mille dubbi. I dubbi mi bloccano.

Alla fine, come i Troiani, faccio entrare il cavallo in città anche se so che ha nella pancia i nemici nascosti.

Perché lo faccio?

per sfinimento e disperazione? anche.

per non saper SCEGLIERE quali conseguenze affrontare. Tra i mille dubbi non so quale scegliere. Quindi ne accantono certi, e sono sempre quelli fondamentali.

perché non mi impunto su quei salutari dubbi. Li metto da parte, e agisco. Perché?

perché SUPPONGO. Do per scontate cose che scontate non lo sono. Creo problemi che non esistono, mi fascio la testa prima di averla rotta, ma non mi metto il casco.

perché non analizzo i dati con attenzione. non li sovrappongo.Faccio una valutazione solo QUALITATIVA.

 

questi ultimi 3 mesi che mi restano devono essere diversi.

Sennò sono finito per davvero.

Inaggettivabile

C’è una parola, anzi un concetto, che mi sta appiccicato addosso in questi giorni. Una definizione imbarazzante e miserabile che mi sembra che riassuma tutto il mio modo di interagire col mondo esterno.

Mi sembra che mi si sia depositata in strati, perentoria, trasmigrante dal remoto passato al presente; che esca da tutti gli sguardi, benché tra loro indipendenti, che per tanto o poco tempo si sono posati su di me.

Non oserei usarla come insulto a nessuno, tanto meno a me stesso.

Non la pronuncerò qui. Forse, se faccio finta di niente se ne va.

10 settimane – 1

La mia ragazza, ogni volta che fa la spesa per me, anzi, ogni volta che si offre di fare la spesa per me, torna a casa incazzata.

Mette un piede nella porta e subito attacca il disco che lei compra sempre un sacco di verdura, e con quel che pesa la deve portare, e poi pelarla, tagliarla, cucinarla, etc.

E che io invece non faccio che mangiare. Se cucino io, faccio solo robe veloci e non deperibili, tipo la pasta, che non occorre andare a comprarla ogni momento come la verdura. E l’insalata no, non è verdura. Verdura è quella cotta, al Paese suo. L’insalata è un’entrée.

E quella volta che le ho finito il riso che doveva bastarle per una settimana.

E quella volta che le ho mangiato una cotoletta di porco e mezza che doveva bastarle per una settimana.

E ha detto che d’ora in avanti si aspetta che cucini verdura quando viene a cena, e che soprattutto me la compri da me.

Ora, i fatti incontrovertibili affermano che da quando sta con me è ingrassata di 3.5 kg. E quando andiamo al ristorante pago sempre io.

Secondo me c’è qualcosa che non quadra.

 

I have a plan

Puoi pianificare mesi, settimane, giorni e ore del futuro.

Ma se la reazione all’imprevisto è sempre emozionale, titubante, frenetica e in definitiva inadeguata, tutti i piani non ti servono a niente.

Così come non servono a niente se di fronte a un parere contrario abbassi la testa senza discutere.