Ereditame

Rivedo in sogno i miei (ex) studenti. Scena realistica, entravo in classe. C’era Z., il bocciato number one della classe tremenda. Girava il banco e la sedia per darmi le spalle.Tutta la classe era seduta di spalle in segno di sfida. Io impotente nel cercare di arginare l’anarchia montante, rilevavo nuove facce sconosciute e sogghignanti sguardi d’intesa. Via via la babilonia si faceva più sinistra e allucinata.

Guano Apes, “Open Your Eyes”.

The Way I Am Stoopid

E’ successo un’altra volta.

Lavorare per mesi su una cosa, che poi si rivela inutile quando è troppo tardi per rimediare.

Sempre così. SEMPRE.

 

SEMPRE.

 

Non penso? sì, penso. So quasi sempre i perché.

Penso, rifletto, considero, valuto. Mi vengono mille dubbi. I dubbi mi bloccano.

Alla fine, come i Troiani, faccio entrare il cavallo in città anche se so che ha nella pancia i nemici nascosti.

Perché lo faccio?

per sfinimento e disperazione? anche.

per non saper SCEGLIERE quali conseguenze affrontare. Tra i mille dubbi non so quale scegliere. Quindi ne accantono certi, e sono sempre quelli fondamentali.

perché non mi impunto su quei salutari dubbi. Li metto da parte, e agisco. Perché?

perché SUPPONGO. Do per scontate cose che scontate non lo sono. Creo problemi che non esistono, mi fascio la testa prima di averla rotta, ma non mi metto il casco.

perché non analizzo i dati con attenzione. non li sovrappongo.Faccio una valutazione solo QUALITATIVA.

 

questi ultimi 3 mesi che mi restano devono essere diversi.

Sennò sono finito per davvero.

Inaggettivabile

C’è una parola, anzi un concetto, che mi sta appiccicato addosso in questi giorni. Una definizione imbarazzante e miserabile che mi sembra che riassuma tutto il mio modo di interagire col mondo esterno.

Mi sembra che mi si sia depositata in strati, perentoria, trasmigrante dal remoto passato al presente; che esca da tutti gli sguardi, benché tra loro indipendenti, che per tanto o poco tempo si sono posati su di me.

Non oserei usarla come insulto a nessuno, tanto meno a me stesso.

Non la pronuncerò qui. Forse, se faccio finta di niente se ne va.

Funzionalità dell’evanescente

Ci sono due categorie di persone. Quelle che hanno la trazione anteriore e quelli che ce l’hanno posteriore.

Le persone a trazione anteriore hanno davanti a sè qualcosa che li trascina, li porta avanti, un obiettivo, o degli obiettivi, un miraggio, un sogno. Cose senza consistenza. In base ad esso agiscono e scelgono. Come tutti, non sanno dove li porterà il domani. Ma hanno una rotta. Può essere tortuosa, fallimentare, portarli a naufragare miseramente. Ma sanno dove vogliono andare, e tutto il resto è secondario.

Le persone a trazione posteriore, hanno il motore dietro di loro. Qualsiasi cosa facciano, sono spinti da qualcosa. Dalla paura, dalla vergogna, dal senso del dovere, dall’istinto, dal piacere, dai giudizi della gente, dalla logica, dalla lacrima del prossimo. Non sanno cosa li aspetta domani, e non provano a chiederselo. Non vedono quello che li governa, e le redini che li imbrigliano. Sono convinti di fare delle cose, di avere i piedi per terra, ma non hanno una direzione. E non vanno da nessuna parte.

Il sentiero dei neuroni di ragno

Il mio collega Harlock studia le proprietà fisiche delle fibre della tela di ragno.

Se fossi un alieno, ho pensato, e vedessi per la prima volta un ragno.

Quanti neuroni avrà un ragno? Non parla, non scrive, non sa usare un microscopio a forza atomica. Eppure riesce a fare una cosa come una tela di ragno. E nessuno glielo ha insegnato.

Non è impressionante?

 

Eppure gli altri miei colleghi non sembravano turbati, quando gliel’ho fatto notare.