LadyHawk

Ladyhawk vuole che ci “frequentiamo”.

Stiamo ai capi opposti del mondo, e non ci vediamo da 4 anni.

Mi scrive almeno 2 volte al giorno e si adombra se non rispondo. Adesso vuole anche il messaggino della buona notte.

C’è qualcosa che non quadra in tutto questo.

Forse, il fatto che io accetti.

The Way I Am Stoopid

E’ successo un’altra volta.

Lavorare per mesi su una cosa, che poi si rivela inutile quando è troppo tardi per rimediare.

Sempre così. SEMPRE.

 

SEMPRE.

 

Non penso? sì, penso. So quasi sempre i perché.

Penso, rifletto, considero, valuto. Mi vengono mille dubbi. I dubbi mi bloccano.

Alla fine, come i Troiani, faccio entrare il cavallo in città anche se so che ha nella pancia i nemici nascosti.

Perché lo faccio?

per sfinimento e disperazione? anche.

per non saper SCEGLIERE quali conseguenze affrontare. Tra i mille dubbi non so quale scegliere. Quindi ne accantono certi, e sono sempre quelli fondamentali.

perché non mi impunto su quei salutari dubbi. Li metto da parte, e agisco. Perché?

perché SUPPONGO. Do per scontate cose che scontate non lo sono. Creo problemi che non esistono, mi fascio la testa prima di averla rotta, ma non mi metto il casco.

perché non analizzo i dati con attenzione. non li sovrappongo.Faccio una valutazione solo QUALITATIVA.

 

questi ultimi 3 mesi che mi restano devono essere diversi.

Sennò sono finito per davvero.

The Way I Am Skilled

Oggi, ho davvero guardato dentro un’emulsione.

Anzi, era una sospensione.

Sono riuscito ad asportare 2 mL di surnatante senza quasi asportare precipitato, mandando in estasi la studentessa che invece fino a quel momento era riuscita solo a tirare su una brodaglia nera con la sua siringa.

In effetti, vedere la pipetta riempirsi lentamente di liquido limpido mentre sotto era tutto color pece, aveva qualcosa di magico.

Mi rattrista pensare che la mia abilità si riduce a questo e poco altro.

Life is not F4rmville

Un’altra giornata a girare in tondo sul lavoro, glissando sui compiti più seccanti.

Dovevo pagare l’affitto, cercare l’assegno, parlare con L. etc etc…

Non ho fatto niente di tutto questo.

Invece, mi sono immalinconito a rivangare quello che non è stato. A maledire di nuovo chi non mi ha aiutato quando poteva farlo.

Ho sogno di avere un orto, degli alberi, delle galline, delle caprette. Stare là, aspettare i fine settimana che la mia MarieQurie venga a trovarmi.

Raccogliere i pomodori, fare marmellate, prepararle le lasagne.

Inaggettivabile

C’è una parola, anzi un concetto, che mi sta appiccicato addosso in questi giorni. Una definizione imbarazzante e miserabile che mi sembra che riassuma tutto il mio modo di interagire col mondo esterno.

Mi sembra che mi si sia depositata in strati, perentoria, trasmigrante dal remoto passato al presente; che esca da tutti gli sguardi, benché tra loro indipendenti, che per tanto o poco tempo si sono posati su di me.

Non oserei usarla come insulto a nessuno, tanto meno a me stesso.

Non la pronuncerò qui. Forse, se faccio finta di niente se ne va.