L’isola misteriosa

A volte, quando questo mondo affollato mi sta veramente stretto, mi viene la curiosità di cercare notizie e foto degli angoli più sperduti del nostro pianeta: piccole isole lontane da tutto, spesso inospitali, disabitate o quasi; o posti semisconosciuti come l’interno della Baja California. Ho iniziato curiosando sulle foto di Google delle isole Falkland, per poi passare a posti ancora più ai confini del mondo, come Minami-Torishima, Parece Vela, Rockall, Sala-y-Gomez.

Di solito questi isolotti hanno storie noiose: una o più date di primo avvistamento o sbarco, spesso casuali e indipendenti; attualmente una stazione scientifica o meteo. Una popolazione costituita da uccelli marini e crostacei. Spesso sono, o sono state, contese tra vari Stati, che le usano come pretesto per rivendicare diritti su ampi tratti di mare aperto.

Alcune però, hanno una storia davvero inaspettata. Per esempio:

Cercando su Google Maps lo Scoglio Ernest Legouvé e lo Scoglio Maria-Theresa, situati nel Pacifico Meridionale, non mi sono stupito dell’assenza di fotografie: difficile che qualcuno passi da quelle parti, lontano migliaia di chilometri dall’isola più vicina e fuori da ogni rotta, a parte forse quella di una spedizione oceanografica.

Ma grande è stata la mia sorpresa nello scoprire su Wikipedia che queste due rocce gemelle, regolarmente riportate sull’atlante del Touring del 1988, e diligentemente riprese nell’edizione del 2009, in realtà… non esistono. Furono avvistate [?] da due navi di passaggio nel XIX secolo e all’inizio del XX, e mai più trovate dopo, nonostante accurate ricerche, anche recenti. Nemmeno una secca o degli scogli affioranti: anzi, il fondale in quella zona risulta profondo migliaia di metri. Uno dei due scogli fu menzionato da Jules Verne in un suo romanzo: approfittò della vaghezza delle informazioni per ipotizzare a piacimento le caratteristiche dell’isola.

Ecco una zona d’ombra, questo errore umano che si muta in leggenda, e che riesce ancora a ritagliarsi un suo spazio nella nostra rappresentazione del mondo, di cui pensiamo di dominare tutto.

 

E ho pensato che se al mondo c’è un posto, e perfino un nome, per due sassi inesistenti, forse ce n’è uno anche per me, foss’anche in mezzo al Pacifico.

Se il tuo occhio ti è di scandalo, cavalo

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– Senti, quell’adesivo che hai attaccato sul computer, al centro…
– e’ una pubblicità, lo davano per strada a Shibuya per promozione.
– no, perché…
– è la copertina di un disco.
– è una roba …porno!
– ma fammi il piacere.
– be’, quasi porno.
– Allora è porno tutto. Ma lo tolgo, non ti preoccupare. Lo tiro via subito.
– no no, puoi lasciarlo… se proprio ti piace
– l’ho attaccato solo per personalizzare il mio portatile, come si fa sulle valigie (…neanche avessi comprato il calendario della Canalis…)
– e chi è la Canalis?
– lascia perdere, mamma.

 

La cantante è Munehiro, l’album è “Limited”